Nelle Officine 60, parlando di Rebeat

Officine 60 è il contenitore musicale dell’associazione 60 Hertz, inaugurato a dicembre 2011, che suona al ritmo di tutti i generi della musica. È un luogo in cui la gente si incontra per ascoltare buona musica e condividere piacevolmente un pò di tempo insieme.

Grazie alle Officine 60, noi dell’associazione 60 Hertz abbiamo avuto modo di conoscere meglio molti ragazzi che si impegnano attivamente per promuovere diverse realtà musicali, specie quelle più latenti.

Abbiamo così deciso di dedicare questa pagina ai ragazzi che hanno dato vita al progetto Rebeat. Grazie alla loro testimonianza scritta, attraverso la nostra intervista, conoscerete di loro qualcosa in più, aspettando di rivederli presto in azione alle Officine 60!

 

 

Ecco a voi l’intervista, buona lettura!

1.      Come considerate la realtà della musica elettronica nel Salento? Pensate che sia un genere di nicchia o che abbia molto seguito? 

Crediamo che la musica elettronica nel Salento abbia già da qualche anno occupato una posizione di tutto rispetto, anche grazie all’ottimo lavoro e alla perseveranza di chi ci ha creduto, e crede ancora che si possa continuare a crescere in questo campo qui nel Salento, con l’obiettivo di soddisfare le esigenze di un numero sempre maggiore di appassionati e non.

2.      Dove e come vi siete formati musicalmente?

Rebeat è composto da 3 elementi: Jay tool, Chordz e Nofingernails, Il primo ha un passato immerso nell’hip hop, sia come mc, che come dj, ma sempre voglioso di spaziare nel vasto ambito dell’elettronica, verso la quale si e’ diretto con convinzione negli ultimi anni, già prima dell’esperienza Rebeat. Gli altri 2 elementi (Chordz e Nofingernails) provengono inizialmente da una realtà punk/hc/noise/rock, sono polistrumentisti (chitarra, batteria, basso, tastiere) e hanno suonato in varie band a livello nazionale. Chordz dal 2002 si e’ avvicinato alla produzione elettronica, come live setter e produttore, si muove nell’ambito electro/breakbeat/techno. Nofingernails si è indirizzato già da tempo verso produzioni Dub/Elettroniche, con ottimi risultati, con Rebeat spesso si spinge verso atmosfere più electro, sfruttando anche le sue grandi capacità nel master fx.

3.      Costituire una crew vi ha aiutato?

Si, ci da molti stimoli in più, specialmente ora che abbiamo deciso di iniziare il nostro percorso verso nuove produzioni targate Rebeat, non più solo legate all’aspetto live e scritte a 6 mani. Questo è l’obiettivo, creare qualcosa che racchiuda l’esperienza musicale di ognuno, in un unico prodotto.

4.      Come sono le crew nel resto d’Italia e in che modo spingono la musica elettronica?

Beh in Italia oramai c’è un fiorire di crew impressionante, specialmente nell’elettronica, alcuni si uniscono per produrre, altri per organizzare eventi, ecc. L’importante è dare spazio alla creatività e alla voglia di trasmettere sensazioni e vibrazioni attraverso la musica elettronica.

5.      Parlateci del progetto Rebeat.

Noi ci siamo uniti perché in un certo senso già lo eravamo, nel senso che ci si ritrovava spesso a suonare insieme live e ci siamo resi conto che eravamo compatibili artisticamente, ma non solo. Il progetto prevede anche la realizzazione di live sets e produzioni elettroniche, stay tuned!!!

6.      Come vi preparate per i vostri dj set (campionamenti, remix, etc) e per suonare dal vivo?

Ci si vede in studio e si assembla il materiale a disposizione, facendo sì che si crei un groove di un certo tipo…come piace a noi…e al pubblico. Finora il nostro set è stato composto da 2 dj set + 1 live set + master fx, ma ci stiamo dirigendo verso un unico live set a 6 mani.

7.      Il vostro è un hobby o un lavoro? Vi piacerebbe che diventasse la vostra prima attività?  Cosa consiglieresti ad un aspirante giovane dj che ama questa musica?

Noi lavoriamo e suoniamo, visto che è possibile farlo con un po’ di impegno, certamente se diventasse l’unica attività, vorrebbe dire che siamo riusciti ad arrivare anche oltre le nostre aspettative…ad un giovane dj o producer ci sentiamo di dire che se veramente sente un forte bisogno di esprimersi come artista, beh con un bel po’ di costanza e impegno, vale sempre la pena di continuare, mai di fermarsi.

8.      Pensate che un locale underground, come le Officine 60, potrebbe aiutare a diffondere tutta quella cultura musicale latente?

 Sicuramente si, c’è un gran bisogno di strutture ed associazioni come la vostra…gestite da persone consapevoli e motivate! Diffondiamo il verbo!!!bless!!!